martedì 29 novembre 2022

IL PRIMO MAGGIO

mi chiedo quale sia oggi la dignità del lavoro

IL PRIMO MAGGIO

Pc. 1.5.2022

Buon primo maggio ragazzi! Cerchiamo di goderci una festa che è di coloro che lavorano, andiamo tutti ad un bel concerto, tra alcoolici, comizi di sindacalisti eccellenti e donne un po’ discinte, capaci di evocare una giovinezza che non ho più, ma che mi risiede dentro, sempre, indomita.

Ed allora immaginiamo di avere una costituzione che nobilita il lavoro. Ma vi figurate che bello sarebbe se la nostra repubblica addirittura si fondasse sul lavoro?

E già, sarebbe proprio bello, sarebbe un mondo diverso, senza ragazzi che lavorano come schiavi per poche centinaia di euro al mese, senza le multinazionali che uccidono la piccola imprenditoria, senza gente che vive in un camper nel parcheggio dello stabilimento in cui presta la sua opera.

Il lavoro sarebbe l’elemento fondante della nostra speranza nel futuro, con il diritto ad un compenso equo, ad ammalarci senza perderlo, a poter avere una famiglia e poterla mantenere, a non dover rischiare la vita ogni giorno per un salario da fame, il diritto ad invecchiare con una pensione dignitosa.

E invece lavori e lavori ancora, troppe ore per poter avere una vita, ed arrivi a fine mese senza aver di che pagare il gas, o la luce, o i libri di scuola ai tuoi figli. La tua tavola è imbandita di pane raffermo e di cipolla, o caffelatte e magari un pomodoro e la lattuga che hai raccolto tra i rifiuti dell’esselunga.

Ma io credo nel lavoro, in un lavoro che non renda schiavi. Ed allora chiedo, supplico, i ragazzi di ribellarsi agli stage non retribuiti, alle vessazioni che il loro ingegno deve sopportare in cambio di quel che non basta nemmeno a pagare il treno per andare al lavoro.

Ogni tanto arriva il momento di dire basta! Arriva il momento di spegnere la televisione quando c’è la pubblicità di AMAZON.

Quindi, lasciatemi sperare, perché non è utopia, che la mostra carta costruzione venga modificata già nell’articolo primo a che diventi: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, e che da quel fondarsi derivi la nobiltà del lavoro declinata in tutte le forme possibili.

E bon!



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