venerdì 12 agosto 2022
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Realismo Terminale

Il movimento letterario fondato da Guido Oldani nel 2010

Realismo Terminale

IL REALISMO TERMINALE

È un movimento poetico letterario ed artistico che si ispira all’omonimo manifesto pubblicato da Guido Oldani nel 2010.

Oggi il Realismo Terminale, che ha già festeggiato il decennale e gode di un notevole livello di notorietà internazionale, rappresenta l’ultimo capitolo delle antologie di letteratura contemporanea nelle scuole.

Il movimento negli anni è cresciuto, coinvolgendo numerosi poeti ed accademici italiani e stranieri. È stato inserito negli annali di Italianistica degli Stati Uniti ed è citato su riviste letterarie sia in Cina sia in Russia.

Sotto il cappello del realismo terminale, sono state stampate numerose pubblicazioni, tanto raccolte di versi, quanto testi di approfondimento teorico, debordando in discipline artistiche come il cinema, l’arte figurativa e la musica.

Nel 2019 anche il Poeta Piacentino Stefano Torre ha aderito al movimento.

IL MANIFESTO DEL REALISMO TERMINALE

Nel manifesto al quale si ispira il Realismo Terminale, viene constatata la così detta pandemia abitativa, ovvero il fatto che la maggior parte dell’umanità viva nei grandi centri urbani, non più quindi a contatto con la natura e con i suoi cicli.

il genere umano si sta ammassando in immense megalopoli, e le città diventano contenitori post-umani, senza storia e senza volto.

La natura è stata messa ai margini, a tal punto da far si che nessuna azione ne preveda l’esistenza.

Nel nostro vivere quotidiano non sappiamo più accendere un fuoco, zappare l’orto, mungere una mucca. I cibi sono in scatola, il latte in polvere, i contatti virtuali, il mondo racchiuso in un piccolo schermo.

È il trionfo della vita artificiale.

Gli oggetti occupano tutto lo spazio abitabile, ci avvolgono come una camicia di forza. Essi ci sono diventati indispensabili. Senza di loro ci sentiremmo persi, non sapremmo più compiere il minimo atto. Perciò, affetti da una parossistica bulimia degli oggetti, ne facciamo incetta in maniera compulsiva. Da servi che erano, si sono trasformati nei nostri padroni; tanto che dominano anche il nostro immaginario.

L’invasione degli oggetti ha contribuito in maniera determinante a produrre l’estinzione dell’umanesimo. Ha generato dei mutamenti antropologici di portata epocale, alterando pesantemente le modalità di percezione del mondo, in quanto ogni nostra esperienza passa attraverso gli oggetti, è essenzialmente contatto con gli oggetti.

Di conseguenza, sono cambiati i nostri codici di riferimento, i parametri per la conoscenza del reale.

LA SIMILITUDINE ROVESCIATA, CIFRA STILISTICA DEL REALISMO TERMINALE

In passato la pietra di paragone era, di norma, la natura, per cui si diceva: «ha gli occhi azzurri come il mare», «è forte come un toro», «corre come una lepre». Ora, invece, i modelli sono gli oggetti, onde «ha gli occhi di porcellana», «è forte come una ruspa scavatrice», «corre come una Ferrari». Il conio relativo è quello della “similitudine rovesciata”, mediante la quale il mondo può essere ridetto completamente daccapo.

La “similitudine rovesciata” è l’utensile per eccellenza del “realismo terminale”; il registro, la chiave di volta, è l’ironia. Ridiamo sull’orlo dell’abisso, non senza una residua speranza: che l’uomo, deriso, si ravveda. Vogliamo che, a forza di essere messo e tenuto a testa in giù, un po’ di sangue gli torni a irrorare il cervello. Perché la mente non sia solo una playstation.



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