PC. 12.4.2021
Sono già stanco quando mi alzo alla mattina, eppure devo uscire di casa e combattere, anche oggi, sperando che sia, finalmente, il giorno buono.
In questo tempo di pandemia si fa fatica a mantenere il timone con la mano salda, un tempo era diverso, l’equipaggio era sulla tolda ed avevo un timoniere dalla muscolatura possente a cui bastava dire: “Vira a dritta!” per ritrovarsi il vento dall’altra parte della randa.
Adesso sono tutti in smart working e le cazzate le faccio da solo: mi tocca tenere ben tese le gomene, controllare il vento nella vela e seguire la rotta col timone.
Oltretutto fa freddo e la tolda è scivolosa con l’umidità che impregna la coperta che mostra qua e là segni di putrefazione.
Vado a prendere un caffè dalla Mariuccia al bar di fronte, la coda in strada è lunga, tutti in fila con la mascherina, lo sguardo basso e rassegnato, ognuno con i suoi pensieri in testa, tenuti ben chiusi. Si entra uno alla volta, ed uno per uno si gusta un caffè condito con il malumore della barista. La Mariuccia ha sempre avuto la tendenza ad essere scontenta, ma da un po’ di tempo è difficile non trovarla arrabbiata.
Oggi ho un paio di appuntamenti, Zoom call, ovvero incontri virtuali con webcam e microfono, di quelli nei quali, come dice il mio amico Luigi, non senti il campo magnetico del cuore.
Sono concentrato su quel che devo dire, so come apparire convincente, rassicurante, professionale. Non posso permettermi un ulteriore “no”, ho bisogno di venderlo questo sito internet, ed ho bisogno di strappare un prezzo decente.
Sono mesi che si lavora sottocosto, le casse dell’azienda piangono, subiscono uno stillicidio continuo che pare irreversibile.
Ma ho investito in una telecamera e in un microfono professionali, e questa volta penso proprio di farcela, devo solo rimanere concentrato.
Chiamo il dentista, mi fa male un dente, spero mi dia tregua durante le zoom call, in ogni caso ho due bustine di antinfiammatorio con me, non si sa mai.
Mi dà appuntamento immediatamente, in pausa pranzo. Solamente un anno fa c’era bisogno di una settimana per potersi sedere sulla sua poltrona, pare proprio che durante questa pandemia la gente si curi dei denti molto più del normale e così abbia meno bisogno del dentista.
Non ho tempo per rifletterci su, tra poco devo collegarmi e devo preparare i files da mostrare e ripassare, devo apparire splendido, ho i capelli ingellati e la rasatura ben fatta.
A dire il vero avrei bisogno di un taglio di capelli, ma i barbieri fino a ieri erano chiusi per decreto, e la lista di attesa è lunghissima, quindi mi accontento di sistemarli con il gel e tirare su la frangia per mettere in risalto la mia possente fronte, il che spero mi dia un’aria intelligente. Dal barbiere ci andrò in settimana ventura.
Ho studiato i profili su Facebook della gente che devo incontrare. Uno è un ex rugbista ed è facile trovare empatia con chi è appassionato di rugby, basta infatti nominare la nazionale per condividere il senso di umiliazione che produce il guardarla giocare, ben sapendo che un ex rugbista la guarda sempre.
L’altro è un ex militare, uno che ha combattuto per davvero: Libia, Somalia, Afghanistan. Originario della Calabria, oggi vive da queste parti perché ha trovato moglie a Cremona una decina di anni fa.
Quel che mi fa paura nei colloqui per la vendita di servizi internet è il dovermi difendere dalla concorrenza dei ragazzini, i terribili ragazzini, perfettamente inseriti in questo mondo, con la mentalità giusta, il pensiero pronto, la freschezza della giovinezza che non sente la fatica ed un atteggiamento di superiorità nei confronti di quelli come me che chiamano BOOMER con un senso di disprezzo.
Lo scontro tra generazioni si è fatto durissimo di sti tempi, senza esclusione di colpi, ad armi dispari, e ne sento il peso, anche se per ora so come difendermi, ma ogni volta mi chiedo: fino a quando?
Ora è quasi bonaccia ma sento i bicipiti indolenziti, ubriachi di acido lattico. Non sono fatto per solcare l’Atlantico in regata solitaria, star da solo mi fa male, mi induce all’indolenza, alla noia, alla follia.
E così chiudo gli occhi e sogno da sveglio un veliero volante, che viaggia a velocità doppia del vento, strapieno di gente: capitani, cuochi, nocchieri, cappellani, nostromi, marinai ed uno che pur di stare lì pulisce i cessi.
Voglio addormentarmi, smettere di pensare alla rotta, agli scogli, al vento, diventare Nessuno, come un punto su un piano cartesiano che non è né cuspide né flesso, né massimo né minimo, ma è solo uno degli infiniti puntini che giacciono lungo una curva.
Nessuno, come se il mio nome non contasse più niente, come se non mi si potesse più riconoscere e chiamare per nome, e mettere la prua verso Itaca dove il mio cane Argo mi sta aspettando.
E Bon!
Nota: Questo racconto è stato pubblicato nel maggio del 2021 sulla Antologia Realista Terminale intitolata Lo Sgabello degli Angeli, Curata da Tania Di Malta