lunedì 27 giugno 2022

ONESTÀ E FELICITÀ

Perché l’escatologia umana pretende l’onestà come un valore

ONESTÀ E FELICITÀ

Parto da una frase lapidaria di Corrado Alvaro, giornalista poeta e sceneggiatore della prima metà del secolo scorso, che ebbe a dire: “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.”

Le sue parole sono utilizzate in molti meme o infografiche e spesso ricorrono sui social raccogliendo commenti e apprezzamenti che tendono ad un’opinione radicalmente diversa dalla mia.

Talvolta mi par proprio di vivere in un mondo diverso da me, e per questo sentirmi in guerra. A cosa vale l'onestà in un mondo che la disonora? A cosa vale rimanere aggrappati ad un'etica biblica il cui senso è il bene fine a se stesso? 

La risposta è una sola: il bene, di cui l’onestà è parte, è foriero di felicità. E non si tratta di quella felicità effimera che placa i sensi e le brame per poi morire, ma di una felicità alta, che ha a che fare con la realizzazione di noi stessi, e con quella promessa di eternità che cerchiamo nella religione, anzi, oltre la religione, nella trascendenza pura.

Potremmo dire che è l’escatologia dell’uomo a pretendere l’esistenza dell’onestà, anche se diventa difficile persino rendersene conto in un mondo come questo, nel quale il culto del demonio ormai avviene allo scoperto, ed ancor più l’adorazione del denaro come se fosse un dio è più diffusa di quanto non siano le stelle nel cielo.

Abbiamo relativizzato tutto, la verità ha smesso di esistere, raccontiamo a noi stessi delle storie per convincerci della nostra ragione quando sappiamo di essere nel torto e trovare giustificazione per le nostre azioni, sentirci un po’ santi, e far finta che il male che stiamo seminando non esista.

Ma alla fine faremo inevitabilmente i conti con ciò che siamo stati, ed ogni male che abbiamo seminato ci renderà infelici, profondamente, e ci porterà alla disperazione.

Un prete direbbe che il male, di cui la disonestà è parte, è figlio del demonio, la bestia che ti inganna, ti convince della tua grandezza nel pretendere di avere e nel prevaricare gli altri, ma poi, quando non puoi più redimerti, ti mette davanti uno specchio per mostrarti chi sei, facendoti sprofondare nella disperazione più cupa.

Ad ogni buon conto, pur apparendo quasi come martiri, di gente onesta a questo mondo ce n’è un’infinità, che continua malgrado tutto a rimanere attaccata al desiderio di essere dalla parte del bene nonostante tutto. Ed è gente in guerra contro il nichilismo che avanza e che poco per volta distrugge dal di dentro ogni uomo, lo rende schiavo di un vivere dal senso precario, in perenne procinto di cadere in un baratro mortifero.

Non conta quale sia la narrazione della realtà che va per la maggiore, non conta che la mitologia contemporanea mostri l’onestà come un disvalore, conta invece ciò che sentiamo ascoltando noi stessi, perché la coscienza, pur essendo al giorno d'oggi in vendita come preconizzato da Karl Marx, rimane un bene non fungibile, e sarà sempre così, nei secoli dei secoli, fin che esisterà l’uomo.

E BON!


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