venerdì 20 settembre 2019

il silenzio del presidente

a volte un film cambia la propria capacità di vedere le cose

il silenzio del presidente
In molti mi chiedono il perché di un silenzio assordante sulla pagina facebook di Stefano Torre. La realtà è che ormai da quasi un mese non posto nulla, nemmeno i post che avevo già programmato e preparato.

Talvolta capitano cose che lasciano senza parole. Talvolta capita di imbattersi in situazioni nella quali ci si riconosce come se si fosse davanti ad uno specchio. Ed il riconoscersi significa indossare panni dismessi, magari da molto tempo, e risvegliare sensazioni sopite così tanto da esser state dimenticate, ma che grazie all’effetto specchio tornano prepotenti.

Così mi è successo di imbattermi in un film di Bollywood dal titolo STELLE SULLA TERRA, che mi ha lasciato senza fiato e che mi ha imposto una riflessione profonda su me stesso, provocandomi forme molteplici di immedesimazione che in gran parte stanno producendo un cambio di prospettiva ne guardare me stesso e nel valutare il mio pensare.

Il film racconta in modo duro, dal mio punto di vista almeno, la storia di un bambino dislessico. Diretto da Aamir Khan, che è anche attore coprotagonista, è definito “film drammatico” da wikipedia, e narra la storia di un bambino che si trova a combattere con una disabilità che nessuno attorno a lui capisce, e che lo porta ad essere sempre più solo, vilipeso dai compagni, non compreso da genitori ed insegnanti, ed incapace di capire cosa gli stia succedendo fino ad auto incolparsi per ciò che gli succede.

Ishan, è il nome del bambino, vive episodi che lo portano ad uno stato d’animo di profonda frustrazione, ad avere sensi di colpa fortissimi ed a sentirsi completamente abbandonato e solo.

Il tutto in un crescendo che arriva, in una scena drammaticamente evocativa, a fargli contemplare un orrido strapiombo come a volercisi buttare.

Finché trova un insegnate diverso dagli altri, che comprende il suo problema e lo aiuta ad uscirne.

La fortuna di Inou (il nomignolo con il quale in famiglia chiamano Ishan) è stata l’imbattersi in qualcuno che conosceva il problema e che lo aveva vissuto nella sua drammaticità sulla propria pelle.

 

Nella maggior parte dei casi però il maestro d’arte Ram Shankar Nikumbh non c’è, ed il bambino si trova a combattere da solo contro un demone, e non è detto che riesca a sconfiggerlo …. Anzi, le probabilità di insuccesso sono altissime.

Vi sono disabilità, come la dislessia e come la distonia, che non affliggono le capacità cognitive ma riguardano solamente il modo con il quale il cervello percepisce e trasmette taluni stimoli. Così è per la capacità di interpretare la parola scritta nel caso della dislessia, così è per la capacità di trasmettere correttamente gli stimoli motori nel caso della distonia.

Io, come già molti di voi sanno, ho una grave forma di distonia che mi ha colpito da bambino e che pian piano è degenerata fino a portarmi a non avere più il controllo della gran parte dei miei movimenti.

La mia è una storia a lieto fine raccontata molto bene da Thomas Trenchi e ripresa da molte testate nazionali ai tempi della epopea di Torresindaco.

Ma siccome i fantasmi sono dietro l’angolo, il vedere questo bellissimo film me li ha fatti uscire tutti allo scoperto, è stato come vedere riflessa in uno specchio la mia mente, completamente nuda.

Immaginatevi un bambino che è in grado di percepire perfettamente ogni cosa, di capire anche problematiche difficili, di memorizzare nomi, luoghi e di affrontare concetti complessi, che però non riesce a fare cose elementari, che tutti attorno a lui riescono a fare senza alcun problema, ma che per lui rappresentano qualcosa di impossibile.

Immaginatevi un quadro della situazione nel quale nessuno attorno a voi, nemmeno vostra madre, capisce il vostro problema e lo scambia per indolenza, mala voglia o, come fu nel mio caso per una sorta di ribellione nei confronti della famiglia e della scuola.

Un po’ per volta i vostri risultati scolastici diventano disastrosi, e voi ve ne fate una colpa, giorno per giorno sempre più grande, fino a sentirvi completamente inadeguati.

Reagite sfidando gli altri, sfidando il mondo, non potete fare altro che questo visto che non riuscite a superare il problema che avete poiché non lo conoscete e non vi rendete nemmeno conto di averlo.

Volano ceffoni, richiami o ancor peggio sensi di colpa, soprattutto nei confronti dei genitori, il cui stato d’animo, vi lascio immaginare, non è sicuramente tra i più sereni, e le cui aspettative su di voi sono molto più alte di quanto voi possiate mai fare.

Poi poco per volta, se si è fortunati come fui io, al ribelle subentra un vincitore, ovvero si riesce a superare con una immensa fatica quel gap che ci separa dagli altri, ma si rimane comunque menomati, si rimane pieni di quella immensa solitudine che s’è provata.

Ed il nostro cervello fa scattare il meccanismo della dimenticanza; ci dimentichiamo gli stati d’animo ed i fatti, le angherie che abbiamo subito, ed in questo modo sopravviviamo, creiamo una normalità artificiale che ci consente di affrontare la vita ed il rapporti con gli altri.

Ci sono cose che, anche con il miglior stato d’animo possibile, anche con tutta la compressione di cui sono capace, non perdonerò mai ai miei genitori, ai miei insegnanti ed ai miei compagni. E sono cattiverie gratuite, magari involontarie, ma capaci di segnare la psiche di chi le subisce in modo indelebile.

L’unico modo per superarle è dimenticarle.

Non perdonerò mai a mio padre di avermi imposto con la forza, quando avevo otto anni, di assumere una postura corretta nello scrivere, fino a farmi piangere come un disperato, poiché ero disperato.

Non perdonerò mai il preside Renato San Paolo, che firmò il decreto di sospensione dalla scuola che frequentavo che mi costrinse ad abbandonarla, e non perdonerò mai la prof di tedesco Eva Jacobacci per le parole dure con le quali mi definiva senza speranza.

Ma allora ero un eversivo che sfidava il mondo, che subiva e ogni volta rilanciava, ed ogni volta mascherava la sua difficoltà con atteggiamenti ribelli che nessuno riusciva a comprendere.

Per molti anni, nei giorni della ricorrenza della mia sospensione da scuola, non sono riuscito a prender sonno, era più forte di me, del tutto involontario, ma la mia mente scavava in quel ricordo che emergeva drammatico.

Ciò che mi terrorizzava di più era l’idea del collegio nel quale i miei volevano mandarmi (per mia fortuna la cosa non accadde mai) che avrebbe spezzato un ultimo legame con gli affetti di mamma e papà, dopo che la sospensione del ribelle che aveva sfidato il mondo e aveva perso, era riuscita in un attimo a disintegrare il mio universo.

Poco per volta ho dimenticato, ed ora riesco persino ad incontrarli per strada e ad essere cordiale con loro.

Ho combattuto non solo contro la distonia, ma anche per il mio equilibrio mentale, che è ora tale da farmi ribelle si, ma non assassino.

Tempo fa mi capitò di essere chiamato a far parte di una commissione d’esame ad un corso di web design.

Avevo rimosso anche questo ricordo … qualcuno mi spiegherà il perché.

Nel correggere le prove pratiche me ne capitò una che, pur sufficiente nel complesso, era talmente infantile da lasciare sconcertati, ordinata nel layout, ma piena di iconiche semoventi, di colori pastello che determinavano un insieme decisamente inelegante. Soprattutto era pieno di gattini in tutte le salse, gattini animati, arruffati, gattini che giocavano coi batuffoli di lana, gattini belli e anche gattini brutti, molto brutti.

Diedi un 6 meno a quella prova ripromettendomi di stendere la autrice durante l’orale.

Quando arrivò suo turno, il membro interno della commissione d’esame spiegò, prima del suo ingresso, che si trattava di un caso particolare, una ragazza con un ritardo mentale tale da farla ragionare come una bambina.

Mi si presentò una ragazzina evidentemente emozionata, ma serena ed desiderosa di confrontarsi con se stessa prima ancora che con la commissione.

Non la stesi, anzi, cercai il più possibile di metterla a suo agio, di farle raccontare dei suoi gatti e delle sue passioni, e facendole le domande più facili che mi venivano in mente, la aiutai ogni volta che incespicava o che sembrava smarrita.

La mia era la prova più importante di tutte, e la gran parte del voto finale dipendeva dal suo esito.

Alla fine proposi la lode!

Fu una incredibile battaglia, gli altri commissari  non capivano quello che per me era talmente evidente da crearmi difficoltà persino a descriverlo. Ed è la relatività della fatica, la differenza di impegno necessario a superare le asticelle per chi non possiede certe doti diffuse ai più. Vincere le sfide per chi, come quella ragazzina, non riusciva ad avere la lucidità mentale di chiunque altro, era una impresa improba, snervante, faticosissima. Lei la aveva compiuta, ed io non potevo far altro che prenderne atto, non potevo fare altro che ergerla ad esempio per tutti gli altri, non potevo fare altro che prendere atto del suo eroismo.

Alla fine le fu data la lode!

Tutto ciò è nel gioco di specchi che la visione di STELLE SULLA TERRA ha innescato. Ed è consapevolezza di cose che conoscevo già ma non riconoscevo. Di stati d’animo che non tutti provano e che spesso generano mostri.

Ma io ho vinto la mia battaglia, ora so quanto sia nelle piccole cose la bellezza della vita, ed ogni volta ne assaporo il gusto, sempre diverso e sempre comunque inebriante.

L’unica cosa che mi preme è invitare gli insegnati ad essere molto diversi da quelli che ho avuto io, perché combattere da soli rende le probabilità di vittoria molto scarse, e perché il non sentirsi soli rende meno gravi le ferite.

Basta poco, basta un minimo di consapevolezza del fatto che il ruolo stesso di docente implica delle responsabilità. Se non vi va di prenderne atto, è di gran lunga meglio che smettiate di insegnare!

Albert Einstein da bambino faceva fatica a capire i numeri e rischiò di abbandonare la scuola poiché considerato un lavativo, un pigro, inadeguato ad impegnarsi.

Se l’opinione di un maestro incapace di capire (ma erano altri tempi mi rendo conto) avesse avuto il sopravvento sulla caparbietà dei suoi genitori di farlo continuare a studiare, la storia della scienza sarebbe arretrata di un secolo.

Ed i casi simili sono davvero tantissimi, da Agatha Christie a Thomas Edison, da Galileo a Darwin, da Picasso a Van Gogh, da Stefano Torre a TorreSindaco.

Per dirlo con le parole del maestro Ram Shankar Nikumbh, “Sulla nostra terra sono spuntate piccole stelle che con la loro luce hanno illuminato il mondo, perché sono riuscite a farci guardare le cose con i loro occhi. Pensavano in maniera diversa e le persone vicine non lo accettavano e le hanno ostacolate, loro però ne sono uscite vincenti ... e tutto il mondo è rimasto a bocca aperta.

Forse questi appunti disordinati su una psiche guardata allo specchio bastano a spiegare un mese di silenzio del presidente, che magari durerà ancora …

Vi invito a guardare il film, sarà in ogni caso una esperienza degna d’esser stata vissuta.



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