lunedì 27 gennaio 2020
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La Sacra Famiglia nella iconografia contemporanea

una famiglia senza madre ne padre ha preso il posto di una icona la cui sacralità va oltre la religione

La Sacra Famiglia nella iconografia contemporanea

Non c’è limite al disfacimento culturale che stiamo vivendo. Pezzo per pezzo si stanno riducendo in briciole tutti i capisaldi sui quali, fino a pochi anni fa si reggeva la nostra etica e la nostra morale.

Che la famiglia sia assediata da un esercito che pare quello di Tito a Gerusalemme, è evidente da anni, ma che questo attacco sia giunto a distruggere i simboli che la rappresentano è cosa che non avevo ancora vista.

Così una artista, che fino al 13 dicembre scorso è stata mia moglie, ma non c’entra col discorso, ha pensato di fare gli auguri per natale con la foto di un presepio senza la Madonna e senza San Giuseppe.

il presepio pubblicato su Facebook da Alessandra Chiappini

Al mio commento irritato da questa mancanza, la risposta è stata un: “la capanna era troppo piccola e non ci stavano”, e già, perché il particolare in più su questa icona è stata la capanna, per la quale è stata utilizzata una scultura di Stefano Soddu che, per forma e dimensioni, si adattava ad essere una capanna, se proprio la si voleva immaginate in tal guisa.

In somma, la capanna d’autore ha assunto l’importanza prevalente rispetto al soggetto della Sacra Famiglia, protagonista del presepe.

Se tempo fa suscitava indignazione e meraviglia la presa di posizione contro il presepe di taluni dirigenti scolastici, tra i quali la mia buna amica Manuela Bruschini, che intendevano toglierlo dalle scuole elementari, oggi si è andati oltre: allora era una questione religiosa, oggi sono in gioco l’etica e la morale. E così vengono attaccati i simboli che sono archetipi fondamentali della cultura dell’occidente.

Quella immagine del presepio usata come fosse un biglietto di auguri elettronico su Facebook, meriterebbe ben più di due righe di riflessione, poiché nella sua iconoclastia rappresenta magistralmente il disfacimento dei capisaldi etico culturali della nostra civiltà.

E’ il risultato di una furia demolitiva che si è scatenata dagli anni sessanta del secolo scorso, contro i simboli della nostra cultura, al suono di grida quali: “L’aborto è un diritto”, “il matrimonio è una prigione” e tanti altri slogan del genere, sventolati ed urlati fino a diventare veri, il cui esito è la sottrazione dei figli alle famiglie, fino ad arrivare alla disgregazione totale della famiglia e del senso di responsabilità che essa sottende e del quale la storia brutta di Bibbiano è solo un punta di iceberg.

Siamo oltre ogni genitore uno e due, eliminando i genitori qui si va oltre ogni limite immaginabile prima.

Credo che, a chi con me si indigna per un simile affronto, ora non rimanga che constatare di essere sparuta minoranza resistente, e di come il resistere sia diventato ormai arduo.

Questa opera d’artista, che compone in modo iconoclasta una sacra famiglia senza genitori, si colloca in un alveo ben preciso di propaganda, che tende a distruggere i simboli sui quali la nostra società basa se stessa.

Non rimane che mettersi in trincea a combattere una guerra con la consapevolezza di averla già perduta.


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