sabato 15 giugno 2024

ECCE HOMO

SILENZIO, L’ENIGMA DEL VERSO

ECCE HOMO

ECCE HOMO

gli occhi di Dio che guardano i tuoi
dalla foto del santo incoronato
come su un panno di filo di bisso
che riemerge dal profondo del mare 

ed è l’amor del fato a dargli mossa
nulla di diverso nel passato o innanzi
ma la sua storia che infine si compie
per diventare una buona notizia

andate a dire al Satan che ha perduto
e anche se vago sui colli del Golan
non ho sete né fame né dolore
sono immortale e tanto mi basta

E Bon!



La poesia "Ecce Homo" di Stefano Torre trae ispirazione dallo sguardo penetrante del Cristo nel ritratto dell'Ecce Homo di Antonello da Messina, custodito con riverenza nella pinacoteca del Collegio Alberoni a Piacenza. Questo dipinto antico, ricco di simbolismo e profondità, si erge come fonte d'ispirazione per l'interpretazione contemporanea di Torre.

Inserita nell'antologia presente nel catalogo della mostra intitolata "Silenzio, l'enigma del verso", questa poesia si staglia come parte di un panorama artistico che unisce il passato e il presente. La mostra presenta il confronto tra l'Ecce Homo di Antonello da Messina e la reinterpretazione contemporanea di Omar Galliani, rinomato artista contemporaneo. Quest'ultimo ritrae il Cristo di spalle, uno sguardo che non si rivolge direttamente agli astanti, ma si eleva verso il cielo, invitando alla riflessione e alla contemplazione.

Nella prima quartina, Torre ci parla del velo della Veronica, un oggetto carico di mistero e venerazione, custodito a Malopello. Questo velo, con il suo doppio ritratto del Cristo che sembra cambiare espressione a seconda dell'angolo visuale, evoca l'idea della percezione soggettiva della divinità e della sua mutevolezza nell'occhio di chi lo guarda.

Nella seconda quartina, emerge la figura del superuomo, o dell'oltre uomo, secondo la definizione di Nietzsche. Questo essere, che agisce per Amor del fato e accetta l'idea dell'eterno ritorno, rappresenta una sfida alla concezione tradizionale dell'esistenza umana, invitandoci a abbracciare la totalità dell'esperienza, con le sue gioie e le sue sofferenze.

Infine, nella terza quartina, il poeta esprime la propria fede e la scoperta della propria immortalità nel dolore della vita. Questo è un tema potente e universale: la capacità di trovare significato e speranza anche nelle prove più difficili, e di riconoscere la propria connessione con il divino.

Così, la poesia di Torre si inserisce in un contesto artistico e culturale straordinario, in cui antico e moderno si intrecciano in un dialogo profondo e suggestivo. Una testimonianza della continua rilevanza e potenza dell'arte nel comunicare le profondità dell'animo umano e dell'esperienza spirituale.



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