giovedì 22 ottobre 2020

auguri per il proprio compleanno

Verranno altri giorni, altri soli a illuminare le cose, ma ora è l’inverno del nostro scontento

auguri per il proprio compleanno

55 è palindromo e lo è anche 2020, anno ambiguo dunque, nel quale capire cosa sia destra o sinistra, alto o basso sarà difficilissimo.

Svegliarmi, alzarmi da letto, in questo compleanno palindromo, e sentire il gelo di una solitudine profonda, interminata, è stata una fatica immensa.

Ho acceso Bach, l’aria sulla quarta corda, e sono stato a lungo a contemplare il foglio bianco, rincorrendo i miei pensieri, affastellati in modo caotico ed inestricabile come dei fili elettrici, che basta lasciarli lì e si aggrovigliano da soli.

Il fatto è che mi sento più vecchio di un profeta biblico, sono stanco, chè dopo tanto sbandare ho bisogno che arrivi la fortuna ad aiutarmi.

Dico a me stesso che arriveranno altri giorni, ma la notte non finisce, il sole non sorge dalla bruma ad est sulla pianura, l’alba non arriva.

Non c’è un senso da seguire, avanti ed dietro sono la medesima cosa. Le consuetudini non bastano a definire l’esistenza.

Siamo usi a fare, a dire, persino ad essere, come l’educazione impone, siamo abituati a fingere, a mentire, agli altri e a noi stessi.

In questo è la sintesi di una sofferenza senza pace, di questo dramma che Guccini direbbe essere un film di seconda visione.

Ma leggere nella follia e nella disperazione, nella sofferenza e nel dolore, la poesia della vita, direbbe Gneo Pompeo: “Necesse est”, è necessario, come navigare in un mare burrascoso nel quale, per la stessa ragione del viaggio viaggiare, e vivere non è necessario.

Mi hanno regalato una poesia di Giuseppe Ungaretti, poeta da me amatissimo, che oggi compirebbe 132 anni, e con me condivide il giorno del compleanno.

AUGURI PER IL PROPRIO COMPLEANNO

Dolce declina il sole.
Dal giorno si distacca
Un cielo troppo chiaro.
Dirama solitudine

Come da gran distanza
Un muoversi di voci.
Offesa se lusinga,
Quest'ora ha l'arte strana.

Non è primo apparire
Dell'autunno già libero?
Con non altro mistero

Corre infatti a dorarsi
Il bel tempo che toglie
Il dono di follia.

Eppure, eppure griderei:
Veloce gioventù dei sensi
Che all'oscuro mi tieni di me stesso
E consenti le immagini all'eterno,

 Non mi lasciare, resta, sofferenza!

 (GIUSEPPE UNGARETTI, da Sentimento del Tempo, 1936)


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