giovedì 14 novembre 2019
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Perché domani andrò a Firenze alla marcia dei poeti

La marcia dei poeti a Firenze è a sostegno del piccolo museo della poesia, incolmabili fenditure, che rischia di chiudere.

Perché domani andrò a Firenze alla marcia dei poeti

Ultimamente faccio molta fatica a camminare, la distonia sta progredendo in modo inaspettato ed il griff al mio piede sinistro si è fatto molto più cattivo del solito.

Nonostante questo, e ben sapendo quale sarà la fatica che dovrò fare, ho deciso di aderire all’invito di Massimo Silvotti ed andare alla marcia dei poeti a Firenze, dalla stazione ferroviaria di Santa Maria novella, al monumento di Dante attraverso le vie del centro cittadino.

La marcia è per tentare si salvare il piccolo museo della poesia, incolmabili fenditure, che sta rischiando di chiudere per mancanza di fondi.

Io ci sarò perché credo nel museo, ma soprattutto perché credo che la poesia oggi abbia un ruolo fondamentale nella resistenza al nichilismo che avanza.

Credo che oggi la parola non possa nulla contro quel cambiamento antropologico che i poteri forti stanno imponendo all’uomo, a meno che non parli all’anima delle persone, e la poesia lo fa.

La poesia descrive la bellezza della vita, che è gioia ed esaltazione, ma anche rabbia, disperazione e tristezza, parla all’uomo dell’uomo e lo riporta ad una dimensione coerente con ciò che naturalmente è e dovrebbe essere.

L’incolmabile fenditura tra parola e realtà, tra parola e verità, è diventata una voragine, ed a noi, uomini che hanno vissuto tra passato e futuro, che hanno visto il mondo cambiare da società rurale a tecnologica, che hanno visto evaporare i valori di un tempo ed affermarsene di nuovi, spietati e disumani : la produttività e l’efficienza, secondo la logica dell’ottenere sempre il massimo risultato possibile con il minimo sforzo, abbiamo il dovere di resistere.

Sostenere il piccolo museo della poesia, significa sostenere la resistenza, significa fare politica nel senso più alto del termine, significa tentare di dare una prospettiva diversa alle generazioni nuove.

Significa ribellarsi agli egoismi, alla visione dell’uomo che lo vuole individuo singolo, senza affetti, senza amicizie, senza identità.

Significa affermare che un futuro esiste, e lo si può creare.

Quindi io sarò domani a Firenze, a rendere omaggio a Dante Alighieri, sommo Vate e a rappresentare me stesso e tutti coloro che credono che una alternativa sia possibile, nella speranza che la mia fatica serva a qualcosa.

Stefano Torre


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