venerdì 5 giugno 2020
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Carlo Taormina denuncia il primo Ministro Conte per Epidemia colposa ed omicidio plurimo.

Depositata alla procura di Roma negli scorsi giorni, la denuncia ha raccolto più di un milione di firme di sostegno.

Carlo Taormina denuncia il primo Ministro Conte per Epidemia colposa ed omicidio plurimo.

E così Carlo Taormina, avvocato Penalista ed ex Parlamentare, ha denunciato il Primo Ministro Giuseppe Conte ed il suo Staff per Epidemia Colposa ed omicidio plurimo.

A voler ben vedere, le ragioni di una simile denuncia potrebbero esserci tutte, tant’è che in un giorno, l’avvocato ex sottosegretario agli interni, ha raccolto più di settecento mila firme di sostegno alla sua azione legale.

Il fatto poi che, immediatamente dopo la denuncia, il governo si sia messo all’opera per depenalizzate i reati contestati, sia nei confronti dei politici, sia nei confronti dei loro consulenti scientifici, sia nei confronti degli operatori sanitari, è cosa di una gravità inaudita.

Qui mi limito a riportare alcune delle argomentazioni di Taormina e dei tanti che in questi giorni hanno parlato dell’argomento.

Quel che è schioccante è il constatare che, a stato di emergenza dichiarato (con atto ufficiale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale), mentre gli altri paesi d’Europa si preparavano ad affrontare l’emergenza, dotando gli ospedali del materiale necessario (mascherine, respiratori, terapie intensive aggiuntive, ecc...) noi non si facesse nulla, ed anzi, si spediva in Cina materiale sanitario che sarebbe stato indispensabile qui, e senza il quale i nostri medici hanno dovuto affrontare l’epidemia privi di quella dotazione minima per difendersi dal contagio.

Non ha bisogno di commenti il fatto che, il tributo in vite umane, pagato dagli operatori sanitari in Italia, sia stato molto più alto che negli altri paesi colpiti.

Si commentano da sole anche le interviste rilasciate all’inizio di febbraio, dal ministro Speranza, dal presidente della regione Lazio Zingaretti e dallo stesso Primo Ministro Conte, nelle quali dicevano che l’Italia era preparata ad affrontare l’eventuale emergenza, e che non ci fosse alcun rischio di contagio.

Onde evitare di essere tacciato di capziosità, occorre dire che anche chi è alla opposizione, non ha brillato per arguzia, finendo per fare dichiarazioni che minimizzavano la pericolosità del virus e che non hanno per nulla aiutato ad affrontarlo.

In realtà gli ospedali non avevano indicazioni su come agire, ci si era limitati a suggerire di fare interviste ai malati di polmonite chiedendo loro se fossero entrati in contatto con qualcuno proveniente dalla Cina.

I posti di terapia intensiva erano meno di quelli della Romania, della Croazia, dell’Ungheria, e avrebbero dovuto essere aumentati (come poi è successo)

All’ospedale di Codogno, la scoperta del paziente uno, è avvenuta solo perché un medico ha deciso di fargli un tampone, pur non essendo tra quelli che le scarne direttive indicavano come sospetti.

Se, da un lato, è giustificabile una sottovalutazione del pericolo, visto che anche nel mondo scientifico in molti ci sono cascati, è altrettanto vero che dichiarare, come ha fatto il Premier alla stampa straniera: “Rifarei tutto esattamente uguale”, è un non voler rendersi conto che, almeno il senno di poi occorrerebbe usarlo per evitare gravi errori nel prossimo futuro.

Resta il fatto che il morti nel nostro paese sono stati una enormità, ed il sistema sanitario non è stato in grado di censirne nemmeno la metà, visto che la mortalità complessiva è aumentata molto, ma molto, di più di quanto i dati ufficiali non dicano.

Abbiamo fatto tamponi a spanne, e la maggior parte dei morti, hanno finito di vivere a casa propria, o nelle case di riposo, senza ricevere assistenza alcuna.

La confusione ha regnato sovrana in un momento di estrema sollecitazione delle strutture sanitarie, e solo dopo un mese, con il famigerato picco che sembra raggiunto e con il numero dei morti che è diminuito, si inizia ad intravvedere un minimo di organizzazione.

E dopo questa invettiva, giustificata dalla rabbia, dal senso di angoscia che i tanti, troppi morti mi generano, la constatazione che, una dopo l’altra tutte le nostre libertà, garantite dalla costituzione, vengono abolite.

Il senso di responsabilità mi porta ad accettare di buon grado di vivere isolato e di non uscire di casa se non per questioni indifferibili, ma stiamo andando oltre.

Quel che più mi perplime è la task force sulle bufale, che è un abominio di per se, e che a peggiorar le cose, non è nata in seno al parlamento con una pluralità di punti di vista rappresentati, ma in seno al governo che propugna una sola voce, ed è composta da personaggi schierati in modo smaccato a favore di una parte politica.

Il rischio è che la censura debordi, e vada ben oltre la semplice cancellazione delle notizie false, finendo per interessare la interpretazione dei fatti, annichilendo il libero pensiero, quando produce idee differenti da quella dominante.

Ad ogni buon conto, l’accusa di EPIDEMIA COLPOSA, OMICIDIO PLURIMO e STRAGE, non è cosa da poco, anzi, a voler ben vedere, è inaudita anch’essa, ed è specchio di un momento nel quale le istituzioni democratiche rischiano di collassare.

Speriamo vivamente di no.




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