domenica 15 dicembre 2019
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Sabato a Ravenna ci sarà la Marcia dei Poeti

Dal mausoleo di Teodorico alla Tomba di Dante per manifestare a favore del Piccolo Museo della Poesia

Sabato a Ravenna ci sarà la Marcia dei Poeti

dove il tramonto diventa l’alba.

Il prossimo sabato nove novembre, che per un ingiusto gioco vaticano è diventato l’undicesimo mese dell’anno, poeti provenienti da tutta Italia, saranno a Ravenna

Andare a Ravenna a MANIFESTARE sotto la tomba di DANTE ALIGHIERI, a favore della POESIA, è un dovere per chiunque abbia capito che la cultura non è una cretinata.

Il senso ormai non è protestare affinché il PICCOLO MUSEO DELLA POESIA trovi una sede ed i fondi per sopravvivere, ma è un urlo di dolore dei poeti che si protende verso il mondo.

Viviamo in un epoca che fa a pezzi la cultura, che la mercifica, che crea fenomeni artistici senza senso apparente se non quello di produrre tanto denaro.

Ed in questa epoca che ha perduto i riferimenti morali del passato, anche la poesia parrebbe evaporare.

Ma c’è qualcosa di misterioso e bellissimo nella parola poetica, che la fa emergere e sublimare.

Qualcosa che tocca l’anima di chiunque si predisponga ad ascoltare, o a leggere, soppesando le parole, una per una, rileggendo e scoprendo ad ogni lettura, aspetti sfuggiti prima contenuti nel “tra le righe” che sono la parte più intima della poesia.

La tomba di Dante è un simbolo di grandezza inestimabile, il Sommo Vate che riposa, viene scomodato e messo in ascolto di una parola poetica contemporanea intrisa di disperazione e di realismo terminale, la parola di uomini sballottati tra sentimenti contrastanti, come in un saliscendi di montagne russe, in fondo a farsi le domande di sempre: chi, come e perché.

Uomini come mai soli, in un gomitolo di strade nelle quali gli uomini non si voltano al nostro passare, nelle quali noi stessi non siamo più in grado di riconoscerci.

E in un panorama completamente disastrato, rovinato, fatto a pezzi da una linea d’orizzonte dominata da profili di camini e ciminiere, da lamiere contorte di fabbriche dismesse, intriso di miasmi di discarica, la parola poetica giunge prepotente come una stilla di rivoluzione.

La poesia, proprio perché tende a riempire la fenditura incolmabile che sta tra la parola e la verità, è di per se capace di cambiare il mondo.

E non è un caso se, di pari passo con la perdita di valori, che corrisponde all’allargamento di quella fenditura, aumenta la produzione di poesia, aumentano i poeti, in numero ed in qualità.

Oggi devi, se vuoi sopravvivere, aggrapparti alla bellezza che la vita porta con se assieme alla morte, devi trovare nel tramonto la rappresentazione di te stesso e devi trovare nella tua personale disperazione la poesia che ha dentro.

Io sabato vado a Ravenna, e tu?

È una occasione unica per manifestare a favore della CULTURA, affinché la poesia continui a parlare ai cuori, levandoli in alto!

SURSUM CORDA


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