sabato 17 novembre 2018

Figurine

una storia vera ... solo un pochino romanzata

Figurine

Due ragazzotti con maglie griffate, arrivano fuori da scuola e si mettono a distribuire ai bambini gli album delle figurine Panini dei calciatori.

Dentro l’album c’è anche una bustina … Pietro la apre e ci trova Rino Gritti della Ternana, Giseppe Savoldi del Bologna, Nenè del Cagliari e Roberto Bettega della Juve, tutti di serie A.

Le figurine sono stupende, ritraggono le livree per intero dai calzettoni alla maglia ed anno lo stemma della squadra in basso accanto al nome del giocatore.

A Pietro piacciono tantissimo, ed anche ai suoi compagni, per tutta la mattina parlano di calcio, lui tiene per il Cagliari che è della Sardegna come lui, ma a Piacenza è l’unico, gli altri tengono Inter, Juve e Milan.

Alla fine della mattinata corre a casa ansioso di far vedere quell’album meraviglioso alla Mamma.

“mamma ti prego! Posso fare l’album?”

“Ma .. quanto costa?”

“con 100 lire in edicola ti danno 4 bustine!”

“Pietro, mi dispiace, non possiamo, non ho 100 lire al giorno da darti, con quelle ci devo comperare il pane e il latte!”

“Mamma ti prego …”

“Figliolo, davvero non possiamo, abbiamo a mala pena i soldi per mangiare. Mi dispiace”

Pietro ci rimane male, non solo per l’album che non può fare, ma per la scoperta d’esser povero.

La vita dell’emigrante nel ’74 non era dissimile da quella di oggi: povertà, emarginazione, umiliazioni erano all’ordine del giorno.

A scuola il giorno dopo i suoi compagni si scambiano le figurine, tutti hanno iniziato l’album.

Pietro li guarda, lui non può giocare a quello scambio, non può desiderare di trovare Poli o Riva, Virdis o Communardo Niccolai.

Oppure sì?

Lui disegna bene, ha una scatola di pastelli quasi nuovi … lui le figurine può farsele da solo!

Prende un quaderno a quadretti ed inizia a disegnare. Le dimensioni delle sue figurine son le stesse di quelle vere, e lui si ricorda le pose dei giocatori che ha visto mentre i compagni le scambiavano.

Comincia da Gigi Riva, la maglia bianca del Cagliari è facile, bisogna solo fargli i bordi. Poi la ritaglia e la attacca con la colla all’album … e ricomincia. Fa Giancarlo Antognoni della Fiorentina, maglia viola e calzoni neri. C’è anche uno stemma sulla maglia bianco e rosso con un giglio e lui disegna anche quello. Fa Gianni Rivera del Milan, maglia a strisce rosse e nere, difficile da fare bene ma lui ci riesce alla grande.

Una ad una prepara le figurine e le incolla all’album. Vorrebbe fare tutto il Cagliari, ma non ha ancora visto molte figurine, ed allora disegna quel che ricorda: Butti, Niccolai, Virdis ed il portiere William Vecchi.

Alla fine ne ha fatte una ventina, e ha lavorato tutto il pomeriggio, riguarda il suo album e gli sembra un capolavoro, gli piacerebbe portarlo a scuola per farlo vedere ai compagni ma si vergogna e lo lascia a casa in camera sua sul tavolino che usa per fare i compiti.

Il giorno dopo, mentre lui a scuola osserva le figurine che i compagni si scambiano con molta attenzione per poterle ricordare quando le disegnerà, sua madre trova l’album che è aperto sulla pagina del Cagliari.

Una figurina è vera, altre quattro o cinque sono dei bellissimi disegni. Si commuove pensando a quelle 100 lire che lei non può dare a Pietro, ed alla forza della fantasia del suo bambino, capace di giocare lo stesso, in barba ad ogni angheria o regola economica. Si commuove pensando che il suo bambino, in fondo, è il più ricco di tutti, ma le dispiace per quel che lei non può dargli. Le dispiace che il mondo sia diviso in gente ricca e in gente povera.

Il lavoro di Pietro continua alacremente, a costo di rimanere indietro con i compiti lui disegna figurine, un po’ per volta arriva a disegnare tutti i giocatori più importanti: Boninsegna dell’Inter, Zoff della Juve che era in maglia nera, Capello del Milan, Chinaglia della Lazio, Rocca con la maglia rosso scuro della Roma, e qualcun altro meno conosciuto: Oriali dell’Inter, Penzo della Roma, Masiello della Ternana, Gianluigi Savoldi secondo del Lane Rossi … insomma trasforma l’album in una vera opera d’arte.

Gli piace da impazzire guardarlo, gli piace immaginarlo completo, se ne innamora così come un bambino sa innamorarsi dei sogni, gli sembra di poter volare guardando quelle immagini e sapendo che le ha fatte lui.

Gli pare la cosa più bella del mondo vedere quei vuoti sulle pagine dell’album e desiderare di riempirli con figurine nuove che la sua fantasia immagina bellissime.

Ma sono più di 700 le figurine da fare, una impresa titanica, impossibile per un bambino solo.

A lui non importa, è comunque il gioco più bello che abbia mai fatto.

Un giorno porta a scuola il suo capolavoro, i compagni lo vedono, qualcuno non capisce, qualcuno lo prende in giro, ma un bambino, il primo della classe, durante la ricreazione rimane nel suo banco a disegnare la figurina di Roberto Quagliozzi del Cagliari e poi la porta a Pietro.

“Questa ti manca!”

È meno bella delle sue ma assieme alle altre ci sta bene.

Il giorno dopo molti compagni gli portano le figurine che hanno fatto al pomeriggio, e sono tante.

Poi diventa una vera frenesia per completare l’album di Pietro …. Fino a che la settecentesima figurina non viene finita ed attaccata.

Era quella del Piacenza in serie C. Una delle più difficili da fare perché era una formazione con tutti gli 11 giocatori ritratti, maglie rosse, calzoncini bianchi ed il portiere in giallo.

La fantasia ha vinto le privazioni e l’indigenza, perché la fantasia è la più grande ricchezza che abbiamo. Con gli occhi della fantasia tutto diventa bellissimo e tutto si può fare. Si mette in gioco qualcosa di magico, che hanno i bambini e che gli adulti perdono per strada, ma che possiamo riscoprire ogni volta che guardiamo un bambino giocare!

 


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