venerdì 21 settembre 2018
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L'opinione di Sandra Ponzini, candidata di Passione Civica

L'opinione di Sandra Ponzini, candidata di Passione Civica
La mia storia personale mi pone su una prospettiva critica riguardo la candidatura di Stefano Torre. Faccio politica attiva da anni, sono stata iscritta al Partito Democratico  dalla sua nascita, sono stata eletta Segretaria di un Circolo cittadino, Consigliera della Circoscrizione 1 di Piacenza per 5 anni e del Consiglio Comunale con il mandato del Sindaco Dosi dal 2012 al 2017.

Sono uscita dal PD per divergenza di vedute sulla linea politica nazionale e locale ma ho continuato l’impegno politico in un gruppo piccolo e proprio all’interno di questo gruppo, nel mese di marzo, mi fu proposto di candidarmi Sindaca alle elezioni comunali della mia città del giugno seguente. L’obiettivo era decisamente ostico, al limite dell’impossibile, le forze sia finanziarie che fisiche che potevamo mettere in campo erano ridottissime rispetto a quelle di cui potevano disporre i contendenti delle altre coalizioni.

E poi c’era anche l’aggravante dell’enorme ritardo con cui venne presa la decisione di partecipare alla competizione elettorale rispetto agli altri Candidati. Tenuto conto di tutte le difficoltà, ciò che invece per me contò a favore della decisione di accettare la candidatura furono la passione e l’impegno che avevo messo nel mandato di Consigliere che andava a concludersi e che mi imponevano di non mollare tutto, di cercare di dare continuità ad un’azione che era stata caratterizzata da serietà, zelo, partecipazione e responsabilità.

Il gruppo che mi sosteneva ci credeva e ci credevo anch’io e ritenevamo che l’obiettivo di conseguire un risultato utile ad eleggere almeno un rappresentante in Consiglio Comunale era molto difficile ma non impossibile. 

Io ero ancora impegnata con il mio lavoro di maestra presso una scuola elementare cittadina e tutto il tempo che mi restava libero da quell’impegno lo profusi prima nella composizione della lista e dopo nella campagna elettorale.

L’aggregazione avvenne davvero sul più puro spirito civico di voler costruire una proposta per un governo della città “visto dal basso”; dei 32 componenti della Lista che mi sosteneva pochissimi avevano già avuto un percorso politico e il collante che amalgamò il gruppo fu proprio l’entusiasmo della genuinità, persone che debuttavano nell’impegno politico forti solo di uno spirito di servizio e della volontà di proporre un programma che rispondesse alle esigenze reali di chi vive in questa città.

Per ragioni di numeri e nelle circostanze date eravamo consapevoli che, a parte la Candidata Sindaca, per la quasi totalità di loro la possibilità di essere eletti in Consiglio Comunale era pressoché nulla, eppure tutti parteciparono alla campagna elettorale con un entusiasmo, un’energia, un ottimismo che ricompensava della fatica e dalle difficoltà.

Tutti eravamo impegnati a far sì che, nonostante i minimi sostegni di cui potevamo disporre, la nostra campagna elettorale riuscisse a stare al passo con quelle degli altri Candidati. Tutti hanno dato il massimo, sebbene formatasi per lo scopo, la lista ho dimostrato una vera unità d’intenti e disponibilità al sacrificio ed alla collaborazione.

Io studiavo anche di notte per prepararmi ai confronti pubblici, alcuni amici avevano dato disponibilità ad occuparsi dell’organizzazione con mezzi propri, non avevamo una sede e la pianificazione ed il coordinamento giravano su gruppi creati con WhatsApp.

Ho conosciuto così Stefano Torre, persona intelligente, consapevole del fatto che oggi la “Comunicazione” è il motore che fa girare tante cose ed è un settore nel quale un buon professionista può arrivare a risultati di guadagno difficili in tanti altri campi. Poiché egli è abile, nel senso che ha competenza e genialità, nell’uso della “Comunicazione”,ritengo abbia pensato di proporre al mercato questo suo “skill” e di farlo con una propria campagna promozionale che è stata tanto teatrale quanto ingegnosa.

Mentre tutti noi altri Candidati ci affannavamo per costruire una campagna elettorale dai contenuti  politico-programmatici coinvolgenti, per definire priorità sulla base di bisogni urgenti e condivisi, Stefano ha costruito una grande campagna marketing di se stesso travestendola da campagna elettorale.

E ci è riuscito perfettamente: da allora tutta la città lo conosce, tutta la città rimase colpita dal suo genio creativo. E mentre io, come altri Candidati, passavo ore a studiare, per dirne una, processi chimici di smaltimento rifiuti, incontravo esperti per apprendere ed approfondire competenze in tante svariate materie che riguardano l’amministrazione pubblica (e sono davvero infinite e alcune anche davvero complicate), Stefano Torre dormiva sonni tranquilli, passava tempo ad occuparsi della sua vita normale, tanto agli incontri a lui bastava arrivare trafelato con la sua tuba in testa ed enunciare una delle sue ripetute proposte simpaticamente assurde e tutto diventava comico e colpiva l’attenzione e catturava consenso.

Ora, io non ce l’ho con Stefano che ha pensato di mettere in evidenza, e sfruttare a proprio vantaggio, ciò che è veramente colpevole e tragico : il criterio con cui la società affronta i temi politici è diventato un misto di disfattismo e qualunquismo. I contenuti sono importanti solo per i Candidati. Stefano Torre  non è certo colpevole di questo stato di cose! Ritengo che egli sia consapevole dei meccanismi del sentire della pancia degli italiani, dei piacentini nella fattispecie, ed abbia pensato di sfruttarli per un’azione commerciale a promozione di se stesso non come Sindaco ma come professionista della Comunicazione.

Ecco, per me la campagna elettorale di Stefano Torre è stata una sua campagna marketing. Riconosco a lui  il merito di aver messo in luce la contraddizione di una società che sembra chiedere alla classe politica maggiore serietà e standard etici più elevati mentre in realtà è sempre pronta a farsi  coinvolgere nella spettacolarizzazione burlesca dell’amministrazione pubblica.

Stefano ha interpretato la drammatizzazione del disfattismo sadico e masochista che impedisce alla società civile di determinare un risorgimento vero della politica. Alla fine di tutta l’esperienza mi rimane ovviamente l’amaro in bocca e non per il fatto di non essere stata eletta –ho preso 1.657 voti, Torre ne ha presi 1.801, entrambi non siamo entrati in Consiglio Comunale - ma per l’ennesima circostanza in cui mi sembra di vivere in un Paese ormai perduto.  

Ogni scelta di voto è lecita ma non sono abbastanza neghittosa civicamente da approvare la sostituzione della scelta del governo della mia città con una rappresentazione del teatro dell’assurdo. La realtà è che anche se oggi fossi Consigliera non sarei meno amaramente consapevole dell’edonismo e della superficialità di una società in cui l’istrionismo porta maggiori risultati dell’impegno.

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Stefano Torre

Stefano Torre

Amministratore di Infonet Piacenza, esperto seo e web designer sommo. Astronomo dilettante e poeta. Sperimentatore e divulgatore di tecniche di web marketing, SEO e web design.

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